“La conoscenza di sé è l’inizio della libertà.”

Questa è la frase in copertina di questo bel libro che ho finito da poco. L’ho letto, riletto e sottolineato, ci ho trovato molti spunti e mi ha fatto riflettere. Quando leggo questi libri scritti ormai da tempo e li trovo così attuali mi sorprendo…
Mentre stavo leggendo questo libro a settembre lo scorso anno è saltata fuori la polemica sul progetto “Allenati per la vita” riservato agli studenti delle scuole superiori della Lombardia. Questo iniziativa, giunta alla sua quarta edizione, prevede materie come “cultura militare”, “armi e tiro” (con visite al poligono e esercitazioni di tiro con arco e pistola ad aria compressa), “sopravvivenza in ambienti ostili” e “difesa nucleare, batteriologica e chimica”. Tutto questo promosso dall’Ufficio scolastico lombardo e anche dai ministri Mariastella Gelmini e Ignazio La Russa.

Leggetevi cosa scriveva un grande uomo a proposito e forse sarebbe utile anche a molti politici attuali…

Un piccolo assaggio:
(…) Ma è proprio necessario che la preparazione militare faccia parte dell’educazione? Dipende da cosa vogliamo far diventare i nostri figli. Se vogliamo che siano abili assassini, allora l’addestramento militare è necessario. Se vogliamo educarli alla disciplina e inquadrare le loro menti, se il nostro proposito è farne dei nazionalisti e cioè degli irresponsabili verso la società e il suo insieme, allora l’addestramento militare è un buon modo di procedere. Se amiamo la morte e la distruzione, l’addestramento militare è ovviamente importante. È compito dei generali pianificare e condurre la guerra: se abbiamo intenzione di continuare a combattere contro i nostri vicini, allora dobbiamo assolutamente avere più generali!
Se viviamo solo per il conflitto eterno dentro e fuori di noi, se desideriamo perpetuare gli spargimenti di sangue e la miseria, allora devono esistere più soldati, più politici, più odio, che è poi quello che sta succedendo. La civiltà moderna è fondata sulla violenza, di conseguenza va in cerca della morte; finché adoreremo la forza, la violenza sarà il nostro modo di vivere. Ma se vogliamo la pace, se vogliamo relazioni giuste tra gli uomini, cristiani o hindu, russi o americano, se vogliamo che i nostri figli siano esseri umani integri, allora l’addestramento militare è un ostacolo assoluto, è un modo di agire completamente sbagliato.
Una delle ragioni principali dell’odio e del conflitto è la convinzione che una classe o una razza determinata sia superiore a un’altra.
Un bambino non ha coscienza di classe né di razza; è l’ambiente familiare o scolastico, o entrambi, a fargli sentire questa divisione. A lui non interessa se il suo compagno di giochi è africano o ebreo, di casta brahmanica o no; ma, a forza di insistere, l’influenza dell’intera struttura sociale incide sulla sua mente e la modella.
Anche qui il problema non riguarda il bambino, ma gli adulti, che hanno creato un ambiente assurdo fatto di separazione e di falsi valori.
(…)

Titolo: Educare alla vita
Autore:
Jiddu Krishnamurti
Editore:
Mondadori  (collana Oscar saggezze)
Data pubblicazione
: I edizione febbraio 2009
Pagine
: 127
Dettagli dal retrocopertina

Un libro lucido e necessario che mette a fuoco un problema centrale del nostro tempo: il rapporto tra educazione e civiltà.
L’educazione tradizionale spinge il bambino a conformarsi in modo sterile e passivo ai modelli vigenti, spegnendone la creatività, la spontaneità e l’indipendenza di pensiero.
Solo un profondo cambiamento del cuore, un nuovo sistema educativo, basato sulla conoscenza di sé, potrà portare a una società pacifica di individui liberi e felici.

2 parole sull’autore:
Jiddu Krishnamurti nacque nel 1895 in India vicino a Madras. È morto nel 1986. È una delle figure più carismatiche dell’umanità dell’ultimo secolo. Nel 1909, ancora bambino, incontrò Charles Webster Leadbeater, figura di spicco della Società Teosofica in India, e fu allevato dall’allora presidentessa Annie Besant. Ma Krishnaurti si distaccò ben presto dalla Società Teosofica e dall’ordine della Stella che lo riconoscevano come propria guida. Viaggiò per il mondo per tutta la vita fino all’età di novant’anni, parlando a grandi folle di persone e dialogando con gli studenti delle numerose scuole nate come conseguenza dei suoi insegnamenti. Quello che stava a cuore a Krishnamurti era la liberazione dell’uomo dalle paure, dai condizionamenti, dalla sottomissione all’autorità, dall’accettazione passiva di qualsiasi dogma. A questo scopo insisteva sul rifiuto di ogni autorità spirituale o psicologica, compresa la propria, ed era interessato a capire come la struttura della società condizioni l’individuo.

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