Ecco mio figlio ha scelto di cambiare scuola. Il motivo principale è l’aria che si respira al “Liceo Classico in cui è finito” (lo chiamerò così per non svelare che Liceo è, dato che non sono tutti uguali).
Quell’aria da saputelli primi della classe che se la tirano per niente.

“… Sai mamma, sembrano pure degli sfigati. Ma se la tirano.”
“Come sfigati? Chi?”
“Ma si, quelli che alle riunioni sono un po’ i capetti… Se vedi come sono vestiti…”

Sembra quasi che a mio figlio interessi solo il look. Ma il dato di fatto è che quest’aria “siamo i migliori del mondo” proprio non gli piace.
Un po’ lo conosco, non tanto, i figli non si conoscono mai del tutto ma non è mai stato competitivo e il “Liceo Classico in cui è finito” è sicuramente una scuola molto competitiva. Si, una scuola da primi della classe.
Pensavo che ce l’avrebbe fatta, so quasi per certo che le materie classiche sono le sue preferite, ma purtroppo dopo aver superato ben tre “esami punitivi” o esami di recupero ha deciso di dedicarsi allo studio di lingue vive e non morte.

“… Mamma ma lo sai che io anche se studio il greco non riuscirò mai a fare un discorso? Neanche i professori lo sanno fare.”
“Sei sicuro? Cosa vuoi dirmi?”
“Sì sono sicuro, non è una lingua che si parla e preferisco studiare lo spagnolo.”

Ma sì dai, lo spagnolo va bene, anzi benissimo se ti permette di continuare a studiare e di essere più sereno.
Pensavo di aver trovato una scuola di alto livello e che sarebbe bastata la sua capacità dimostrata fino alla scuola media, ma non è andata così.
Mio figlio si è trasformato in un vero adolescente, con in mente gli amici, giocare, giocare con gli amici, uscire con gli amici, gli amici, giocare, uscire, gli amici, gli amici… Si è impegnato davvero poco e né gli insegnanti, né noi siamo riusciti a risvegliare in lui un po’ di interesse per lo studio. Sarebbe bastato poco per non finire con i tre esami, ma lui aveva già deciso da gennaio che quella scuola non gli andava a genio.
Col senno di poi penso che non l’abbiamo ascoltato bene, lui ha cercato di farcelo capire:

“… è una scuola come tutte, si fuma anche lì e si spaccia nei bagni…”
“Nooo, dai chiamo subito qualche mamma e sento se lo sanno?”
“Guai a te se lo fai, non ti dico più niente!”

Sarà vero? Boh, mi trovo a dubitare e non recepisco il suo malcontento.

“Sai i tuoi voti sono un po’ bassi, puoi farti aiutare. La prof (quella di greco che rasenta il maniacale) ci ha detto che ci sono altri ragazzi che si offrono per aiutarvi, che ne pensi?”
Tranquilla mà, non mi va, ce la faccio da solo”

Anche qui non sono riuscita a capire come il suo rifiuto per quella scuola aumentava sempre più.

Ormai ha iniziato il Liceo Linguistico, sì non sarà una scuola di alto livello, prestigiosa come il “Liceo Classico in cui è finito”, ma era veramente prestigioso?
Come si misura il livello di una scuola? Ci ha pensato la Fondazione Agnelli con la lista di tutti gli Istituti così da dare agli studenti e alle famiglie uno strumento per orientarsi nella scelta del Liceo e creare ancora un po’ più competizione.
In quella lista il “Liceo Classico in cui è finito” mio figlio è ben piazzato, uno dei primi della nostra piccola provincia.

La cosa che manca a quella lista oltre alla valutazione degli studenti, se continuano o no gli studi e si iscrivono al primo anno di università, il profitto e la velocità degli studenti, è una valutazione degli insegnanti. Hanno tenuto conto dell’effetto studenti dato che le scuole non ricevono e non educano studenti dello stesso tipo, come riporta la Fondazione Agnelli. Ma dell’effetto insegnanti chi ne tiene conto? Anche gli studenti si beccano senza possibilità di scelta insegnanti non dello stesso tipo.
Si dice che dipende dalla sezione in cui capiti e da che insegnanti trovi e allora?
Dipende da molti fattori che non si possono semplificare in una lista, il Liceo da cui sono uscita io è piazzato nelle ultime posizioni.  Forse all’epoca in cui ci ho studiato io era un po’ meglio o forse no. Ma siamo tutti sopravvissuti e abbiamo tutti trovato la nostra strada anche se non siamo usciti da un liceo in cima alla lista.

E allora la qualità della scuola dov’è?

“…In un’aula scolastica, l’insegnante non ha di fronte un libro chiuso, o un fatto compiuto e irrevocabile, ma un essere vivente in continua evoluzione. Quindi, prima ancora che emettere una valutazione, qui si tratta, socraticamente, di riuscire a far emergere le motivazioni dello studente, le ragioni per le quali sta seguendo un percorso. Il maestro è lì per individuare assieme allo studente i tanti crocevia, per aiutarlo a spianare la strada senza che si perda in inutili viottoli laterali…”
tratto da: L’ARTE DEL GIUDIZIO – “Gli esami non sono sentenze la verità è nascosta nell’eresia”  

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